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Mag 01 2024

PONTE SULLO STRETTO, UN TRIPLICE SALTO DI SCALA POCO CONVINCENTE.

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Nota degli ingegneri Aurelio Misiti, Fabio Casciati e Giovanni Saccà

Giorni addietro, alla Facoltà di Ingegneria de La Sapienza, nella sala di Michelangelo, i professori
Remo Calzona e Franco Purini sono stati protagonisti di uno straordinario dialogo su “Progettare e
costruire, dall’antichità persiana all’epoca contemporanea”. Lo spunto storico è servito per una
ricostruzione tra l’autore del libro e il noto architetto sul significato del costruire e in particolare qual
è il suo fine e quali i contenuti nell’orizzonte dell’oggi: se utilitas, firmitas, venustas, i tre aspetti che
Vitruvio indicava come fondamentali nel concepire un’opera, siano ancora la cifra del progettare
contemporaneo. Utilità dell’opera, resistenza strutturale e bellezza cui occorrerebbe aggiungere
durabilità e sicurezza.
L’analisi ha spaziato sulle progettazioni attuali e, naturalmente, ha incluso il Ponte sullo Stretto di
Messina tema su cui riteniamo di dover partecipare alcune considerazioni.
Al lodevole e trascinante dialogo sull’arte del costruire, dedichiamo in calce un riepilogo. Qui
vogliamo soffermarci sull’opera di cui si parla da un secolo e che da 50 anni viene indicata come
prossima a partire, seppur tra alterne vicende con start e stop che hanno acceso o spento gli
entusiasmi.
Nel dibattito tra cattedratici a Roma è emerso che, per i ponti stradali-ferroviari, l’esperienza
acquisita, in ossequio al sempre valido principio galileiano dello sperimentare, suggerisce di non
spingersi oltre i 1500-1600 metri di luce unica. In particolare, il professor Fabio Casciati,
dell’Università di Pavia e oggi docente dell’Università di Zehjiang ad Hangzhou in Cina, ha ricordato
quali siano le caratteristiche dei ponti sospesi, costruiti come ponti stradali, stradali-ferroviari e
ferroviari soltanto. Mentre quelli stradali hanno ormai raggiunto dimensioni di 2000 mt nella
campata maggiore, i ponti ferroviari si sono fermati a campate principali di lunghezza massima di
1408 mt. Ciò perché i ponti sospesi essendo posti in aria, soggetti a venti molto forti, possono far
deragliare i treni, specialmente quelli destinati all’alta velocità. In Cina, dove si sono realizzati negli
ultimi 20 anni circa 20 ponti sospesi, si sta realizzando nella provincia dello Zhejiang il ponte
autostradale e ferroviario Xihoumen, di campata massima lunga 1488 mt, che quando verrà ultimato
nel 2026 stabilirà il nuovo record mondiale di categoria.
Ovvio il fatto che molti progetti di ponti sospesi ferroviari o misti ferroviari-stradali di lunghezze
superiori a quella ritenuta realistica progettata dai cinesi, sono stati abbandonati. I tentativi di
inserire linee ferroviarie sul ponte giapponese di Akashi non si sono realizzati per i pericoli citati,
dovuti principalmente all’azione dei venti.
Il prof. Aurelio Misiti ha evidenziato altresì come sia necessario più che mai ricorrere alle strutture
di controllo italiane (Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e Commissione di valutazione di impatto
ambientale VIA) prima di accreditare un’opera di tale impatto, così da scongiurare l’inevitabile
impressione negativa dell’Italia sul piano internazionale che altrimenti ne deriverebbe. È necessario
ricorrere alla scienza di Galileo, più che mai valida nel XXI secolo. La teoria, affermava il più grande
scienziato italiano del Rinascimento, basata sulla matematica rigorosa può trattare qualunque opera
di grandi dimensioni, ma se l’opera prevista teoricamente non può essere confrontata con una già
realizzata e quindi verificata, quella teoria va abbandonata. Gli anglosassoni in passato hanno
talvolta disatteso questa cautela e si sono trovati in difficoltà, avendo fatto il passo più lungo della
gamba: molti crolli di ponti sono dovuti al fatto che i progettisti non hanno seguito la scienza
galileiana.
Infine, l’ing. Giovanni Saccà, ha sottolineato il fatto che il sistema ferroviario italiano è sottoposto al
controllo dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e
Autostradali (ANSFISA), incaricata delle verifiche relative al rispetto delle Specifiche Tecniche di
Interoperabilità (STI) e della sicurezza stradale e ferroviaria, ma per il ponte sullo Stretto non risulta
ancora il ricorso a tale organo indispensabile soprattutto per la parte ferroviaria del progetto.
Dunque, anche un preliminare avallo alla progettazione dovrebbe tornare condizionante prima di
cimentarsi in iperbolici tracciati che, triplicando i dati oggi plausibili, fanno ritenere improbabile e
azzardato il salto di scala ipotizzato.
Il dialogo Calzona-Purini sull’arte del costruire – Il libro di Remo Calzona intitolato “Progettare e
Costruire dall’antichità persiana all’epoca contemporanea” è stato al centro del dialogo tra l’autore
e l’esimio architetto professor Franco Purini, il quale ha posto domande molto pertinenti a
cominciare dal significato del costruire e in particolare qual è il suo fine e quali sono i contenuti se
questi sono evidenti o impliciti. La risposta: nella storia dell’umanità il costruire è stato il primo segno
che identificava la società. Esso ha spinto gli esseri umani a stare insieme in una comunità. Dalle
grotte, un riparo naturale, gli esseri umani hanno dato vita ad un involucro artificiale “la capanna e
la tenda” fatto a misura delle loro attività e dei loro bisogni. Più la società si evolveva, più l’abitare
primitivo diventava complesso.
Chiede Purini: se il costruire, oltre a rispondere a problemi funzionali, abbia anche altri valori, che
non si percepiscono guardando un manufatto ma sono identificabili con una visione più profonda.
La società inizia il suo ruolo nel momento in cui la costruzione non è solo un riparo ma risponde a
esigenze sociali e politiche. Il dialogo continua ricordando quello che era il significato
dell’architettura nell’antichità. Per Marco Vitruvio Pollione l’architettura aveva tre aspetti: l’utilitas,
la firmitas e la venustas. Cioè l’utilità dell’opera, la resistenza strutturale e la sua bellezza. Vitruvio
ha scritto un trattato “De Architettura “dedicato ad Augusto, ritenuto valido fino al 1450 quando
Leon Battista Alberti aggiorna il libro del legionario di Cesare, scrivendo ” De re edificatoria”.
Mancava a Vitruvio ma anche al grande L. B. Alberti ciò che le norme tecniche della nostra epoca
prevedono: durabilità e sicurezza. Il fenomeno nuovo del decadimento a fatica dei materiali a causa
dei cicli di carico ripetuti.
Purini domanda se ci sia un rapporto tra la bellezza e la dimensione spirituale del costruire e se la
bellezza introduce a un livello superiore del costruire. L’autore ritiene che le costruzioni tipo i ponti
romani sono anche spirituali perché c’è in loro una professione che i contenuti funzionali, costruttivi,
estetici ed etici provengono proprio dalla sfera dello spirito, tanto è vero che i papi venivano indicati
come pontefici. Si continua con domande e risposte culturalmente elevate. Si distingue attualmente
tra tecnica e tecnologia, essendo quest’ultima secondo Calzona l’insieme dei problemi costruttivi in
termini più ampi di quelli del fare tecnico. La tecnologia è un aspetto del mondo industriale, è l’esito
di una continua ripetizione del produrre che riguarda l’intera sfera dell’atto costruttivo organizzato
in codici prima che esso sia concretamente espresso. L’industria produce migliaia di elementi da
utilizzare in varie attività costruttive diluite per tecnologie precise in un ordinamento articolato in
numerosi settori; in definitiva si potrebbe dire che la tecnologia indica l’intero sistema del costruire
mentre la tecnica riguarda la singola operazione che ha come risultato un’opera.
Dice Purini la tecnica avanzando arriva a diventare tecnologia. Risponde Calzona: ho individuato tre
livelli di contenuto; il primo livello è la scienza ossia la conoscenza dei fenomeni fisici delle regole sia
elementari sia complesse, che nel tempo si sono consolidate nell’architettura. Il secondo livello è
proprio la tecnica cioè l’essere consapevoli dei modi di mettere assieme in una continuità temporale
le regole costruttive. Il terzo livello è invece l’atto tecnico all’interno di una concezione e il più
possibile totale del mondo industriale rendendolo così, anche se solo nel pensiero, un atto ripetitivo.
La rivalutazione del costruire nel XX secolo ha dato un contenuto più ampio e profondo alla tecnica
trasformandola in tecnologia. Purini cita Le Corbusier, il grande fondatore dell’architettura del
Novecento, che definiva il carattere più complesso ed elevato delle opere costruite con l’aggettivo
indicibile: cioè vi sono ambiti superiori nell’architettura misteriosi, profondi che non si comprendono
ma che si propongono di constatare la loro presenza. I due professori applicano questi concetti a casi
pratici e in particolare ai ponti e ai serbatoi costruiti e progettati dallo stesso autore del libro.
Naturalmente non può non essere toccato l’argomento del progetto per il ponte sullo stretto di
Messina rispetto al quale esiste tuttora un aperto dibattito su come dovrà essere costruito e Purini
coglie l’occasione per dire che le opere realizzate dal suo interlocutore sono di un ingegnere artista
che si nutre di umanesimo e rinascimento.
* prof. ing. Aurelio Misiti, già Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
* prof. ing. Fabio Casciati, già ordinario di Scienza delle Costruzioni presso l’Università di Pavia oggi
docente l’Università di Zhejiang nella città di Hangzhou in Cina.
* dott. ing. Giovanni Saccà, già Dirigente del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e Preside CIFI,
Sezione di Verona

 

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Giu 01 2023

Incontro operativo su: Progetto di Sistema per il Sud e Ponte sullo Stretto

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Mar 08 2023

IL MINISTRO MUSUMECI A MILAZZO. “IL PONTE OSTAGGIO DELLE IDEOLOGIE. ECCO PERCHÉ ADESSO DEVE ESSERE REALIZZATO”

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Voce di Sicilia 

05/03/2023

Il ministro Musumeci a Milazzo. “Il Ponte ostaggio delle ideologie. Ecco perché adesso deve essere realizzato”

E’ giunto nel pomeriggio di oggi a Milazzo il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci. Il Ministro accolto dal Sindaco di Milazzo Pippo Midili, ha partecipato ad un evento del Kiwanis di Milazzo dal titolo “Il ruolo della Sicilia nel Mediterraneo”. L’evento si è tenuto presso il Teatro “Trifiletti” di Milazzo ed è stato coordinato dal socio del club mamertino, Ant

onio Lanuzza. Il convegno si è aperto con i saluti sindaco Pippo Midili, del presidente del Comitato past governatori, Nicola Russo e del presidente del Kiwanis, Giovanni Bottari. Ha moderato l’intervento dei relatori il past president Federazione europea Kiwanis, Gianfilippo Muscianisi. Presenti al convegno l’onorevole Pino Galluzzo, deputato regionale, ed il prof. Domenico Venuti nella qualità di Consigliere Nazionale con competenza regione Sicilia dell’Associazione Nazionale del Fante, riconosciuta dal Ministero Difesa.

Relatori sono stati il presidente dell’associazione “Europa Mediterraneo”, Cosimo Inferrera (“La Sicilia è nella rete portuale del Mediterraneo?”); il presidente veterano del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Aurelio Misiti (“Il Ponte sullo Stretto, priorità strategica. Stato dell’arte”), il dottor Francesco Attaguile, già sindaco di Catania (“La road map delle infrastrutture portuali in Sicilia”) e il prof. Adriano Giannolla, ordinario economia all’Università Federico II di Napoli. Ha chiuso i lavori il Ministro Nello Musumeci.

IL PONTE OSTAGGIO DELLE IDEOLOGIE

“Il Ponte sullo Stretto è sempre stato ostaggio delle ideologie” ha detto il Ministro Musumeci, “per vicende politiche regionali risalenti alla presidenza della Regione detenuta da Crocetta, e che vedeva me all’opposizione, il progetto del ponte divenne ‘di destra’, avversato, invece, dalla sinistra. Ma il ponte non è né di destra, né di sinistra: è una necessità. E non può essere avversato sostenendo che ‘prima bisogna fare le strade che mancano in Sicilia’. Le strade provinciali, quelle statali e le autostrade, così come le ferrovie, non sono mai state di competenza della Regione. Se finora non sono state potenziate, se ancora oggi la ferrovia siciliana, come quella del Sud d’Italia non consente ai treni ad alta velocità di viaggiare allo stesso modo di come viaggiano da Salerno in su, lo dobbiamo al fatto che nessuno a Roma si è interessato a far diventare obiettivi concreti i temi della legge obiettivo del 2001/2002. Ma questo non vuol dire che strade e ferrovie siciliane non possano essere rimodernate contestualmente con la costruzione del ponte”.

IL PONTE E GLI EVENTI SISMICI

“Ai politici spetta il compito di dare l’indirizzo, ai tecnici di realizzare quanto la politica indica. Nessuno può ancora dire che il ponte sullo stretto non può realizzarsi perché sussiste il rischio sismico. Anche un geometra appena diplomato sa che il principio di elasticità è in grado di ovviare a questo problema e che esistono ponti al mondo costruiti in zone ben più pericolose in termini di possibili terremoti. E che vi sono strutture simili al ponte sullo Stretto che hanno resistito ad eventi sismici di notevole intensità” ha detto ancora Musumeci.

ECCO PERCHE’ IL PONTE DEVE ESSERE COSTRUITO

L’INSURALITA’

“E allora ecco perché il Ponte sullo Stretto deve essere costruito: in primo luogo per il riconosciuto principio dell’insularità. Un fatto che costa circa 6 miliardi di euro l’anno. Un costo che con il ponte e con la libera e veloce circolazione di treni e trasporti può essere pressocché cancellato, sicuramente ridotto. La Sicilia, che è chiamata ad un ruolo centrale nel Mediterraneo, ha, insomma, bisogno di non fermare i camion per tre ore e i treni per due ore sulla sponda della Calabria. Ha bisogno di muovere le persone e le merci velocemente tra le due sponde.

IL CAMBIAMENTO CULTURALE

A quella parte di noi siciliani a cui piace essere isola, bisogna dire che un ponte non fa venire meno il principio romantico dell’insularità. Noi siciliani dobbiamo avere un approccio culturale diverso con il nostro presente e con il nostro futuro per non continuare a restare marginali. Insomma basta rassegnazione, fatalismo, individualismo, spirito anarcoide, basta affidare al fato ogni nostra azione. Mentre i nostri ragazzi partono per andare all’estero, dobbiamo decidere noi il nostro futuro.

IL MEDITERRANEO E’ CAMBIATO

Altro tema importante è che il Mediterraneo cambia: non è più quello di trent’anni fa. Oggi il confronto non è più Est/Ovest, ma Nord/Sud, offrendo nuove prospettive. L’unica a non essersene accorta è l’Europa mentre l’Africa cambia. E fra 10 anni sarà una potenza concorrente con l’Europa, perché l’Africa è diventata terra di conquista di Cina e Russia. Ma se c’è un continente che debba sentirsi proiettato verso l’Africa è proprio l’Europa. Il Ponte, in un Mediterraneo che cambia, consente alla Sicilia di diventare hub per l’Europa. E’ la Sicilia che si accredita come naturale pontile d’Europa verso l’Africa. Insomma l’Italia conta nel mondo se conta nel Mediterraneo”.

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Lug 06 2021

LA MACROREGIONE EUROPEA DEL MEDITERRANEO: PERCHE’ ORA

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Nov 11 2018

Riportiamo il Comunicato stampa di Ferrovie dello Stato Italiane su “Trasporto a idrogeno”

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Trasporto a idrogeno: accordo per lo sviluppo di studi fra RFI, Università Sapienza e CNIM

 

Paolo Gaudenzi Maurizio Gentile Aurelio Misiiti

Paolo Gaudenzi – Maurizio Gentile – Aurelio Misiti

Roma, 9 novembre 2018
Promuovere lo sviluppo del trasporto ferroviario a idrogeno, approfondendone benefici e sostenibilità.
Lo studio è funzionale per la valutazione tecnico/economica dei benefici in termini di impatto ambientale e sociale derivanti dall’alimentazione a idrogeno, rispetto agli altri sistemi di alimentazione e per attivare possibili sinergie rispetto agli sviluppi dell’industria di settore e degli impianti energetici da fonti rinnovabili.
L’accordo è stato sottoscritto oggi a Roma da Paolo Gaudenzi del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, Aurelio Salvatore Misiti del Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione e da Maurizio Gentile, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane).
RFI ha concluso, di recente, uno studio sul trasporto ferroviario a idrogeno, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture di terra a supporto, a testimonianza del costante impegno a favore dell’innovazione tecnologica e della mobilità sostenibile. L’intesa firmata oggi consentirà di individuare e approfondire le soluzioni più idonee per la produzione e l’approvvigionamento dell’idrogeno, necessario alle celle a combustibile dei treni.
Le attività programmate saranno svolte dal DIMA, competente in materia di sistemi energetici e di combustibili a basso impatto ambientale, supportato dal CNIM, specializzato nella produttività e nella competitività delle imprese in particolare nel settore della manutenzione, con la collaborazione e supervisione di Rete Ferroviaria Italiana.
L’intesa istituisce inoltre un Comitato Scientifico per definire le metodologie di lavoro, coordinare le attività e validarne i risultati.
«In linea con le strategie di ‘Terza Missione’ della Sapienza – ha dichiarato Paolo Gaudenzi – il DIMA offre le sue competenze al mondo delle Imprese e delle Istituzioni per favorire lo sviluppo di soluzioni tecnologiche in risposta alle esigenze che emergono dalla società e tra queste alle esigenze di uno sviluppo sostenibile. Un approccio che desidera stimolare la partecipazione dell’Università all’ecosistema della Innovazione sulla base delle proprie competenze da investire nell’ambito nazionale e locale ma con ambizione di giocare insieme un ruolo di protagonisti nello scenario globale. Questo progetto, ad alto contenuto di innovazione, mira allo sviluppo delle tecnologie dell’idrogeno da utilizzare in sistemi di trazione ferroviaria, è pertanto perfettamente in linea con gli obiettivi strategici delineati nella mission del DIMA».
Secondo Aurelio Misiti «la Convenzione tra Università, CNIM e RFI, firmata oggi presso la sede delle Ferrovie dello Stato rappresenta un deciso passo avanti nei rapporti tra il mondo della ricerca e quello industriale nel nostro Paese. È un segnale importante per la valorizzazione del lavoro di ricerca scientifica e tecnologica e del suo trasferimento nel fondamentale settore dei trasporti. La lungimiranza dei manager di RFI sommata all’alto livello qualitativo dei ricercatori del DIMA e alla grande esperienza del CNIM nel settore, consentirà all’Italia di collocarsi tra i primi al mondo per le innovazioni tecnologiche nei sistemi di trazione ferroviaria».
«RFI è da sempre impegnata nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica per modernizzare il trasporto ferroviario nel nostro Paese, in termini di efficienza e impatto ambientale», ha commentato Maurizio Gentile. «Come Gestore dell’infrastruttura siamo consapevoli dell’importanza strategica di una mobilità sempre più sostenibile e delle opportunità che possono derivare da questo progetto e da questa collaborazione che, nello specifico, permetterà di studiare le migliori soluzioni tecniche di fornitura dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria».

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Ott 10 2016

Gazzetta del Sud: “Laboratorio” per i fondi europei – Presentato a Catanzaro il progetto dell’on. Aurelio Misiti

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Ott 09 2016

Illustrato in Provincia a Catanzaro il progetto promosso dall’onorevole Aurelio Misiti: Un laboratorio di idee e programmi per non perdere fondi europei

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da “catanzaroinforma.it” – 9 Ottobre 2016

Sabato 8 ottobre 2016

Si è svolta ieri nella sala Giunta della Provincia di Catanzaro si è svolta una conferenza stampa in forma congiunta promossa dalla Fondazione San Tommaso Moro, dalla Associazione ProCalabria e dal CSPS Don Francesco Caporale.
La conferenza stampa presieduta dall’onorevole. Aurelio Misiti e moderata da Fulvio Scarpino ha visto, inoltre, la partecipazione di Isolina Mantelli Presidente del Centro Calabresi di Solidarietà, di Gianvito Casadonte Fondatore del Magna Graecia Film Festival, del professore Paolo Ferrise responsabile Eu20 e dell’avv. Antonio Torchia. Nel corso dell’incontro è stata annunciata dal prof. Aurelio Misisti , già presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, la nascita di un “laboratorio di idee e programmi” supportato un team di esperti coordinati dallo stesso Misiti, per l’utilizzo dei fondi europei. Fondi strutturali ( o indiretti) erogati dalla Comunità, ma gestiti dai Paesi membri attraverso i PON (Programmi Operativi Nazionali) e i POR ( Piani Operativi Regionali);ed i Fondi diretti che si dividono: in programmi intracomunitari, che coinvolgono i Paesi membri dell’Unione e riguardano politiche interne di interesse europeo (le politiche giovanili, l’innovazione etc) e programmi di cooperazione esterna che promuovono la cooperazione dei Paesi membri con Paesi terzi rispetto all’Unione.
Il laboratorio con sede nel capoluogo di Regione ha l’obbiettivo di invertire la marcia riguardo l’inadeguato sfruttamento dei fondi europei che vedono la Calabria maglia nera nella comunità europea. I dati Svimez hanno presentato un quadro impietoso ed allarmante della nostra economia e della migrazione culturale fuori regione impietosa che non ammett5e repliche. Una crescita inferiore alla Grecia, alla Turchia, una migrazione certificata di oltre 350.000 persone su una popolazione inferiore ai due milioni di cui il 30% giovani laureati sono il segnale evidente di un declino inarrestabile che porterà inevitabilmente ad un sottosviluppo permanente. Paolo Ferrise con un intervento mirato ha spiegato le procedure prodromiche alla partecipazione degli Enti Pubblici alle Call europee, evidenziando come allo stato siano pochissimi i comuni calabresi ad essersi registrati presso la Commissione Europea (Account ECAS) e presso il registro URF. La partecipazione di Isolina Mantelli e di Gianvito Casadonte ha avuto la finalità di far comprendere su quali potenziali sia necessario puntare essendo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, modello indiscusso nel sociale e nella cultura. La nostra Calabria ed il suo stesso capoluogo hanno già delle realtà concrete gestite da donne e uomini di prim’ordine su cui investire nel campo del sociale, del socio assistenziale come appunto il “Centro Calabrese di Solidarietà”, la “Casa di Nilla” di Giancarlo Rafele e la “RaGI” di Elena Sodano; nel campo della cultura non solo il MGFF di Gianvito Casadonte vero fiore all’occhiello della nostra regione, ma anche la Fondazione Rotella del notaio Guglielmo, un buon biglietto da visita in contesti internazionali.
Il Laboratorio di Misiti vuole operare a tutto campo, al di là delle divisioni politico o partitiche per supportare le diverse amministrazioni locali, soprattutto per scongiurare l’eventualità che ancora tanti nostri giovani siano costretti a lasciare la propria terra.
L’iniziativa fa parte di un “trittico” di conferenze stampa ognuna delle quali presenterà un progetto legato al territorio. L’avv. Torchia sul finire dell’incontro ha dato appuntamento al 28 ottobre p.v. per la conferenza stampa dal titolo “Tutta la Verità”.

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Set 06 2016

Ridurre rischio sismico edifici, appello alla ‘classe politica’

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da askanews.it  – 5 set 2016   

 Firmatari docenti, tecnici e esperti manutenzione antisismica

Roma, 5 set. (askanews) – Numerosi docenti universitari, esperti nel campo della manutenzione antisismica e rappresentanti di organismi culturali del settore, hanno sottoscritto l’appello allegato alla “Classe Politica”, affinché proceda in tempi brevi a varare un “Piano di Manutenzione e Prevenzione Antisismica” al fine di avviare concretamente una consistente riduzione del rischio sismico degli edifici in Italia.

Se un tale Piano non venisse attuato, il nostro Paese continuerà a piangere migliaia di morti e a spendere miliardi di euro per le ricostruzioni dopo gli eventi sismici, che immancabilmente si verificheranno nei prossimi anni.

Per gli eventi sismici, in Italia negli ultimi 116 anni e con cadenza inferiore al decennio, sono stati registrati complessivamente circa 150.000 morti e 300.000 feriti con una spesa di oltre 300 Miliardi di euro per le ricostruzioni.

IL TESTO DELL’APPELLO DI TECNICI E RICERCATORI SUL TERREMOTO

“Ci rivolgiamo alla “CLASSE POLITICA” affinché non si ripetano gli errori commessi, anche in buona fede, che hanno ritardato di alcuni anni la ricostruzione dell’Aquila. Solo dopo una correzione di rotta, avvenuta in Parlamento e voluta con determinazione dall’allora Ministro della coesione, si è potuta avviare la ricostruzione del Centro Storico. Nella concitazione del dopo terremoto il Governo del tempo, per dare risposte rapide, aveva chiesto al Parlamento di approvare una legge, che, tra tante cose buone, conteneva norme ritardatrici della ricostruzione. Riteniamo infatti che vanno prese decisioni che favoriscano la ricostruzione in tempi brevi senza stravolgere l’ordinamento giuridico dello Stato. Nel contempo va avviato un “Piano Nazionale di Manutenzione e Prevenzione Antisismica”, annunciato più volte dai Governi e poi messo nel dimenticatoio. In Italia si procede con l’emergenza in tanti settori spesso solo per evitare l’applicazione delle leggi, che normalmente sono le più rigorose in Europa e forse nel Mondo. In una tale situazione si danno messaggi negativi alla società civile, che spesso, nelle sue frange senza scrupoli, reagisce commettendo reati gravissimi, che spesso vengono alla luce solo dopo i disastri. Finalmente si passa dalle parole ai fatti. È stato nominato Vasco Errani, Commissario per la ricostruzione, con esperienza di governo nel territorio, attivo e rigoroso, che ha dimostrato buone capacità organizzative nella ricostruzione dopo il sisma in Emilia Romagna; dove però a quattro anni dall’evento l’opera non è ancora conclusa. Ciò significa che il Commissario non può scavalcare tutti gli organi istituzionali e le leggi generali. Il Governo, tramite i suoi organi, dovrà assistere, coordinare le Regioni e controllare l’esecuzione delle opere, a garanzia dello stesso Commissario. Il “Piano Nazionale di Manutenzione e Prevenzione Antisismica” va affidato al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, che collaborerà con gli Enti territoriali, con la continua assistenza e consulenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che dovrà essere dotato di una Sezione dedicata all’argomento. Il Piano va finanziato con un programma di investimenti a lungo termine, almeno ventennale, nella profonda convinzione che questi saranno finanziati dai risparmi sulle spese delle ricostruzioni dopo i terremoti del futuro. I sottoscritti, certi della sensibilità del Governo e di tutto il Parlamento, si dichiarano disponibili a ogni eventuale tipo di collaborazione intellettuale, pur di conservare nel migliore dei modi il nostro inimitabile Paese”.

Tra i primi firmatari: Prof. Ing. Aurelio Misiti, Presidente del Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione; già Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Dott. Ing. Marcello Mauro, già Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Prof. Ing. Franco Braga, ordinario di Tecnica delle Costruzioni “Sapienza Roma.” Prof. Ing. Lugi Materazzi, ordinario di Tecnica delle Costruzioni “Università di Perugia” Dott. Ing. Paolo Cannavò Vice Presidente FECC Federazione Europea dei Manager delle Costruzioni. Prof. Arch. Manlio Vendittelli Ordinario di Urbanistica “Sapienza Roma.”

sismografo

Sismografo

Prof. Arch. Rosario Pavia Ordinario di Urbanistica “Università Chieti e Pescara”. Prof. Ing. Remo Calzona Ordinario di Tecnica delle Costruzioni “Sapienza Roma.” Prof. Dott. Alberto Prestininzi Ordinario di Geologia Applicata “Sapienza Roma.” Dott. Ing. Francesco Pittoni Vice Presidente del Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione. Dott. Angelo Artale Segretario Generale della Federazione Industrie per le Costruzioni. Prof. Ing. Enzo Siviero Rettore dell’Università E. Campus. Geom. Adriano Biraghi Vice Presidente del Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione. Dott. Giorgio Germani Presidente dell’Associazione Nazionale Quadri della Pubblica Amministrazione. Prof. Dott. Gianni Mattioli Fisico “Sapienza Roma.” Prof. Arch. Ottavio Amaro, Associato in Progettazione Architettonica e Urbana, Prorettore delegato alla programmazione edilizia Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Prof. Arch. Massimo Lauria Associato di Tecnologia dell’architettura Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria Prof. Dott. Romano Benini-link Campus University di Roma Pier Paolo Balbo di Vinadio Professore Ordinario di Architettura del Paesaggio e Urbanistica alla Università di Roma la Sapienza-Facoltà di Architettura Valle Giulia. Dott. Arch. Giuseppe Rizzuto Segretario Coordinatore di ITACA -Istituto dell’Associazione delle Regioni. Dott. Arch. Luca Zevi, Architetto e Urbanista.

 

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Lug 14 2016

Messaggio al Sindaco per l’Ottantesimo anniversario dell’autonomia del Comune di Melicucco

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ottantesimo di melicuccoEgregio Architetto,
Impegni presi in precedenza mi impediscono di essere presente alla sobria manifestazione del 14 luglio, ottantesimo anniversario dell’autonomia del nostro comune. La cerimonia di allora, alla presenza del Ministro dei LL.PP. COBOLLI GIGLI e del Direttore Generale DOMENICO ROMANO, nostro cittadino illustre, ha mostrato il grande

Comune di Melicucco

Comune di Melicucco

interesse che si attribuiva in quel tempo al raggiungimento dell’autonomia locale. L’evento ha dato dignità comunale a una piccola e operosa frazione di contadini e braccianti, che ben meritavano questo premio. La presenza di un membro del Governo è stata possibile grazie all’impegno del nostro illustre concittadino Domenico Romano, divenuto poi Senatore e Ministro dei LL PP.
Oggi la tendenza alla separazione non esiste più, anzi si ritiene più importante l’unificazione dei comuni per ragioni economiche e sociali.
La Calabria è stata antesignana, unificando tre grossi paesi in una città: Lamezia Terme.

L’esperimento ha avuto un grande successo, arricchendo quella Piana sia economicamente che culturalmente.
Lì è nato l’aeroporto, il nodo ferroviario e autostradale, nonché l’agricoltura fiorente con un discreto sviluppo industriale.
Noi, nella nostra Piana abbiamo un potenziale enorme di sviluppo in ogni campo, ma il più importante ha luogo nei trasporti con il grande porto nato senza città.

Salvatore Valerioti Sindaco di Melicucco

Salvatore Valerioti Sindaco di Melicucco

Noi dobbiamo impegnarci a sostenere lo sviluppo del porto creando la sua città con i 33 comuni della Piana nell’ambito della più ampia Città Metropolitana.
Ciascun comune deve salvaguardare la sua autonomia nel sociale ma sostenere l’aggregazione dei comuni per diventare in tempi brevi una delle zone più dinamiche e ricche del Mezzogiorno. In questo quadro Melicucco, come in un passato recente, puo’ essere il centro promotore dello sviluppo del territorio della Piana.
L’Ottantesimo va visto quindi come inizio di un processo ben più ampio della semplice visione comunale per contribuire alla rinascita del nostro SUD, fondata non più sull’assistenza ma sul lavoro intellettuale e manuale dei suoi operosi cittadini. Buon anniversario.
Aurelio Misiti

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Apr 07 2013

Diga sul Metramo, pietra miliare di una Calabria che si riscatta

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Gazzetta del Sud – 7 Aprile 2013

Diga Metramo Gazzetta 070413   Diga metramo

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